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La Biblioteca del Capitolo del Duomo di Treviso

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Claudio Favaretto, direttore della Biblioteca Capitolare di Treviso, ne traccia la storia ricordando che prende il nome dal Capitolo della Cattedrale. La presenza del Vescovo a Treviso è tramandata da Paolo Diacono nella Historia Langobardorum, dove si narra l’incontro, avvenuto nel 568, tra il Vescovo Felice e Alboino, in seguito al quale il re dei Longobardi, ut erat largissimus, gli concesse di conservare tutte le prerogative della sua Chiesa. La Biblioteca si formò intorno alla Scuola vescovile che educava i giovani a diventare sacerdoti. Il primo documento della sua esistenza è una pergamena del 1135 ca. in cui l’archivista di allora, Johannes medicus, stila un elenco delle opere che comprendono, oltre a testi biblici e ai trattati di grammatica e dialettica necessari alla formazione dei religiosi, anche classici come Virgilio, Orazio, Terenzio, e naturalmente Boezio. Nel Rinascimento la biblioteca ebbe grande impulso per opera dei vescovi umanisti Nicolò Franco e Bernardo de’ Rossi. La Biblioteca contiene circa quarantamila volumi, ottomila opuscoli alcuni dei quali molto rari, 97 incunaboli, il più prezioso dei quali è l’Arte dell’abaco stampato a Treviso nel 1486, il primo libro a stampa del mondo che riguarda la matematica, e un archivio musicale di fama internazionale.