La torre, sede attuale della Biblioteca Capitolare, è detta ancor oggi 'del
Conte Giovanni', perché faceva parte della donazione originaria appunto del
Conte Giovanni. La torre e gli edifici annessi sono buoni testimoni dei fatti,
sufficientemente documentati, ma le notizie sul benefattore sono vaghe e
frammentarie. Monsignor A.Campagner scrive quanto segue.
"Storici di ogni secolo cercarono di dare una consistenza a questa nobile
figura. Comunemente si accetta la sua appartenenza alla famiglia comitale dei
Collalto; le divergenze si accentuano riguardo al tempo in cui visse e beneficò
il capitolo. Qualche autore lo assegna al secolo VIII, ma ciò non si può
accettare perché la famiglia dei Collalto emerge alla metà del secolo X. Secondo
l'indicazione del canonico Avogaro: il conte è Giovanni II di Collalto, figlio
di Vengerio e nipote di Rambaldo I, signore di Lavadina (anno 959). Visse
attorno agli anni 1024-1026 e nella prima metà del secolo donò un gruppo di
edifici di sua proprietà con la torre ancor oggi detta del Conte Giovanni... Nel 1050, suo cugino Rambaldo III, fondò l'abbazia di Nervesa.
L'incertezza delle date proviene dal fatto che in tutti i documenti che si
posseggono figura chiaramente che il Conte Giovanni morì un 12 novembre ma non
si indica l'anno. Nel 'Necrologium Vetus', al 12 novembre è detto:
'Morì il Conte Giovanni, che lasciò alla Chiesa trevigiana tutto quello che
possediamo a Melma (Silea), a Preganziol e a Salvarosa; per tutti questi
benefici il Capitolo è obbligato a celebrare ogni anno per l'anima sua una
solenne ufficiatura...'. Nel 'Calendario' che precede il 'Necrologium', il 12 novembre, festività di San Omobono, c'è una
nota: 'Morì il Conte Giovanni', senza l'anno. Nell''Obituarium',
scritto dal canonico Giovanni da Tortona e terminato l'8 ottobre 1379, come
l'autore stesso afferma nell'introduzione, si trascrive e si ripete la data
senza l'anno. In un processo canonico celebratosi nella Curia vescovile nel 1517
in seguito a una contesa tra il canonico Franceschino d'Onigo e il prebendato
Andrea di Giorgio, sindaco del Capitolo, per la quale erano giunti a lamentevoli
vie di fatto, è detto che il tutto era successo il giorno 11 novembre 1517, dopo
i primi vesperi del solenne ufficio di anniversario del magnifico Conte
Giovanni, al quale ufficio seguiva la messa solenne il giorno dopo, 12 novembre,
data della morte di Giovanni, ma ancora qui manca l'anno.
Nella Cattedrale, sul muro a destra della scalinata che porta al vestibolo
della cappalla dell'Annunziata, sono ben visibili due lapidi. In quella
inferiore, in caratteri gotici, si legge:
- "Clauduntur tumulo comitis hoc ossa Johannis / nuper hic instructo qui
predia multa reliquit / has quoque canonicas et menia vasta theatri / isti
Basilice. Pro se ideo quilibet oret."
- "In questo tumulo da poco tempo qui sistemato, sono rinchiuse le ossa del
conte Giovanni, che lasciò molte terre e anche queste canoniche e le ampie mura
del teatro a questa Basilica. Ciascuno quindi preghi per lui."
La lapide senza alcun dubbio è del secolo XIII. Più sotto, in lettere latine,
i Canonici collocarono una aggiunta nel 1760 per avvisare che in quell'anno
avevano trasportato in quel luogo i resti mortali del conte con la sua lapide,
dopo 335 anni dacché erano rimasti in altro luogo indecoroso." (Monsignor
A.Campagner - Cronaca capitolare - pag. 54-55)